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Il vetro è scientificamente un materiale composto da una miscela omogenea di sostanze, ha consistenza pastosa se riscaldata oltre i 1300 gradi, diventa lavorabile ai 1500 gradi. L’elemento essenziale della composizione del vetro è il silice, o meglio la sabbia silicea, mentre le altre sostanze aggiunte occorrono per rendere più facile la fusione, per rendere solida la struttura, e per conferire caratteristiche peculiari al materiale.
Il fondente usato è l’ossido di sodio, mentre per i vetri più brillanti si utilizza il carbonato di potassio. Anche il cristallo tecnicamente è un vetro, più specificatamente vetro al piombo, brillante e adatto alle realizzazioni artistiche, per ottenerlo si aggiunge alla composizione ossido di piombo.
Se i componenti del materiale sono puri il vetro risulta trasparente e incolore, ma non accade quasi mai, in quanto gli ossidi contengono molte impurità, che danno al vetro un caratteristico color verde, che si attenua attraverso un decolorante. Con l’ulteriore aggiunta di altre sostanze si rende il colore omogeneo.
Quando il vetro è fuso può essere modellato, attraverso metodi differenti, il colaggio, la soffiatura, la pressatura e lo stiramento. Con il colaggio il vetro fuso si versa in uno stampo e viene lasciato solidificare e raffreddare; con la soffiatura si può dare al vetro la forma desiderata, la tecnica fu scoperta in Medio Oriente dai fenici, si diffuse in fretta, ed è tuttora la prescelta per la creazione di oggetti preziosi e pregiati: attraverso un tubo di ferro, la canna, il maestro vetraio preleva dal forno a crogiolo la quantità di vetro occorrente, allo stato pastoso, con le sembianze di una goccia, il bolo, pera o paraison. Per evitare che coli viene fatta rotolare su una piastra metallica anche per regolarizzarne la forma.
Il maestro pone la canna in verticale, e soffiando aria nella goccia di vetro, ne gonfia le pareti che si assottigliano, il vetro comincia a solidificarsi e l’oggetto assume le dimensioni desiderate. Per gli oggetti più elaborati si procede in più fasi, riscaldando via via solo la parte dell’oggetto che va modellata. Dopo la soffiatura si procede all’aggiunta di altri elementi, come manici o piedi, usando piccole gocce, appoggiati, sagomati e saldati.
Con la pressatura, tecnica scoperta alla fine del Settecento, si ottiene di far aderire il vetro perfettamente allo stampo. Alla fine dell’Ottocento ebbe grande sviluppo, il bolo era introdotto nello stampo, schiacciato da un controstampo, e assumeva la forma definitiva.
Lo stiramento p una tecnica antica che prevedeva il tiraggio del vetro per specchi in lastra, versando il vetro fuso su una tavola di ghisa e appiattendolo con l’uso di un rullo, veniva poi lucidato; oggi si utilizzano due rulli.
Per realizzare oggetti molto piccoli si usa la lavorazione a lume: il vetro viene portato allo stato pastoso, e modellato con la fiamma viva. Dopo essere modellati i pezzi di vetro sono sottoposti a ricottura in forni appositi ad una temperatura adatta ad attenuare le sollecitazioni interne, si lascia raffreddare lentamente. A questo punto il vetro può essere decorato, con l’incisione, per mezzo di acidi e con la pittura. L’incisione si effettua con diverse tecniche, con la molatura si affiancano alla superficie dischi rotanti abrasivi e i disegni di eseguono con la punta di diamante; con l’incisione a retino il vetro viene bucato con piccoli puntini, si disegnano motivi delicati; con gli acidi e la sabbiatura si smeriglia il vetro per decorazioni di oggetti di grandi dimensioni.
Si può dipingere sul vetro anche attraverso l’uso di smalti, fusi con il vetro a bassa temperatura. Per avere la colorazione dorata di applica al vetro vernice o polvere d’oro, sempre poi sottoposte a cottura.
La storia
Si attestano i primi ritrovamenti di vetro in Medio Oriente tra il 3500 e il 3000 a.C., i primi oggetti realizzati sono soprattutto monili e gioielli per le donne. La prima industria vetraria nasce in Egitto per mezzo di artigiani asiatici, si sviluppò e divenne fiorente, poi anche in Mesopotamia. Scomparve poi per vari secoli, e ricomparve in Siria e Mesopotamia nel IX sec. Per diffondersi in tutto il bacino del Mediterraneo.
Note sono le vetrerie di Alessandria d’Egitto, in cui si producevano pregiati oggetti, grazie all’invenzione della tecnica della soffiatura, per merito dei fenici, nel I sec., che permise la diffusione del materiale in tutto l’impero romano.
Prima della tecnica della soffiatura esistevano altri metodi per lavorare e decorare il vetro, poteva essere intagliato da blocchi di materiale solido, o si utilizzavano le tecniche usate per la lavorazione dei metalli e della ceramica. Gli egiziani inserivano nel vetro dei filamenti colorati ottenendo delle superfici somiglianti a pietre preziose. Un altro procedimento permetteva di ottenere il vetro mosaico, utilizzando canne di diversi colori, pressate o disposte intorno ad una forma, venivano poi fuse e rifinite a mano. Gli Egizi decoravano il vetro anche con la foglia oro, applicata tra due strati di pasta vitrea.
Ma quasi l’intera produzione di vetro avveniva colando il vetro caldo su forme di materiale come l’argilla, si ottenevano tinte vivaci, a strisce parallele, a squame o a penne. Il vetro così decorato era usato per realizzare contenitori per cosmetici o per piccolo oggetti.
A Roma si diffuse invece la soffiatura, la tecnica più economica e veloce, e ci si concentrò sulla trasparenza e la leggerezza piuttosto che sul colore e la decorazione, si cominciò a produrre in serie e il vetro divenne un materiale per oggetti di uso quotidiano. I maestri vetrai romani inventano sempre nuove modalità di produzione, oggetti nuovi, abbelliti da pitture, il vetro cammeo era composto da due strati di tinte diverse, il primo veniva intagliato e spiccavano i tratti grazie al contrasto cromatico.
Anche nel Medioevo l’uso del vetro si legò all’uso quotidiano, rinnovandone sempre le forme e le realizzazioni, con decorazioni molto semplice, filettature ottenute con gli stampi. Il carbonato di sodio divenne raro e si utilizzò al suo posto la potassa, derivata da ceneri vegetali.
Il vetro si prestò alle decorazioni delle chiese, con i mosaici e le vetrate in tutta l’Europa Settentrionale, il massimo splendore si ebbe nell’età gotica, e l’impiego del vetro colorato nelle grandi cattedrali. Si presume che una fiorente attività vetraria ci fosse a Venezia già nel X secolo, ma il Quattrocento è il momento di più grande sviluppo dell’industria di Murano. Il punto di forza fu l’invenzione del vetro cristallino, duttile e trasparente, simile al cristallo di rocca.
Pare che il vetro cristallino venne inventato da Anzolo Barovier, autore di oggetti smaltati e dorati, e la plasticità del materiale permise di raggiungere risultati di enorme virtuosismo, come ad esempio i calici con inserti di vetro colorato.
A Venezia di deve anche l’invenzione del vetro filigranato, fatto di paste incolori contenenti canne vitree colorate dritte, mosse o addirittura a spirale. Il risultato si otteneva disponendo le canne su un piano metallico, unendole con altra pasta vitrea e sottoponendo tutto a rotazione; l’effetto finale era simile alla porcellana cinese. Tutta l’Europa cercò di imitare le tecniche, le manifatture e i materiali di origine veneziana, la diffusione delle notizie fu favorita da alcune pubblicazioni, e anche dall’attività all’estero di alcuni maestri vetrai. Infatti, anche se una legge vietava ai maestri muranesi di esercitare la professione al di fuori della laguna, molti furono colori che lasciarono l’Italia per lavorare all’estero, specificando sempre la matrice veneziane delle realizzazioni.
Nel Seicento la supremazia del vetro italiano cominciò a decadere, grazie alle innovazioni tedesche e britanniche che realizzarono un vetro più solido e duro, o decorato da disegni molto elaborati. L’Inghilterra si distinse grazie all’invenzione del vetro a piombo, duttile, brillante ma comunque meno fragile del cristallo veneziano; il vetro veniva inciso, soprattutto quello destinato all’uso di lampadari. Ma nell’Ottocento e nel Novecento c’è la riscoperta dei metodi di decorazione tradizionali, il vetro divenne prodotto a livello industriale destinato ad uso domestico o di arredamento, i disegni erano eseguiti a freddo e man mano persero di preziosità. Si diffuse anche il vetro intagliato e quello brillante, quello utilizzato per ogni tipo di oggetto, anche per i fermacarte, fece la sua comparsa il vetro opalino, color bianco latte colorato a tinte tenui, montato in metallo dorato.
La tecnologia favorì la nascita di nuovi vetri colorati, con strutture marmorizzate, semipreziose, simili alle vetrate gotiche. Il Novecento vide un ritorno dell’artigianalità, incoraggiata soprattutto dall’avvento dell’Art Nouveau, e gli anni Sessanta videro il ritorno netto dell’arte vetraria Muranese, il vetro fu considerato un materiale fondamentale dell’arte moderna, spiccano i nomi di Barovier, Venini, Barbini. Si sperimentarono nuovi trattamenti, e si inventò una tecnica di decorazione a caldo senza fusione. |